Desio
A Desio sono nati il calciatore Marco Sportiello, l’attrice e moglie di Marco Bellocchio Gisella Burinato, il giornalista Gianni Locatelli, direttore del Sole 24 Ore e nel 1993 direttore generale Rai, il centravanti dell’Inter di Helenio Herrera Aurelio Milani, il grande missionario cappuccino Celestino Cattaneo e don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Qui ha vissuto fino all’età di 19 anni la giornalista Milena Gabanelli. Oggi, dopo una vita da mediano a recuperar palloni, risiede a Desio Lele Oriali. La città conta circa quarantamila abitanti.
Le Origini
Restano poche tracce: fra queste, un’ara sacrificale con un’iscrizione alle divinità locali. Nel VII secolo l’arcivescovo di Milano Giovanni Bono erige a Desio una chiesa dedicata ai Santi Siro e Materno, sostenendo l’opera di conversione delle comunità longobarde. L’edificio diventa in età medievale il perno di un ampio comprensorio politico-religioso che abbraccia oltre quaranta parrocchie: un autentico palinsesto di fede, potere e relazioni. Le carte del tempo restituiscono l’immagine di una comunità operosa, capace di fare di Desio un punto di riferimento — quasi un capoluogo — per i centri minori del circondario. Distrutta poi dal Barbarossa, passa ai Torriani, ai Visconti (1277) e ai conti Rho (1429). Nei secoli successivi attraversa pestilenze, dominazioni straniere e trasformazioni industriali fino al XX secolo. Oggi, Desio unisce la sua ricca identità storica alla ricerca di una nuova vocazione.
La leggenda
Una curiosa leggenda racconta che era vietato ai popolani di Desio l’uso di qualsiasi tipo di calzatura per non disturbare la quiete e la selvaggina in un luogo considerato di villeggiatura e di caccia. Nel 1277, dopo la cacciata dei Torriani, l’ingresso trionfale a Desio di Ottone Visconti è invece accompagnato dal rumore degli zoccoli degli abitanti in festa. Riprendendo questo spunto pittoresco, dal 1989 ogni anno all’inizio di giugno Desio rievoca l’avvenimento con il "Palio degli Zoccoli" durante il quale le contrade si sfidano in una corsa a staffetta con gli zoccoli ai piedi.
La fede
Desio è parte viva di una terra che esprime uno storico e profondo legame con la fede e con la Chiesa. Lo testimonia in particolare la storia dell’antica Basilica dei Santi Siro e Materno. I lavori di costruzione iniziarono nel 1652 per terminare con la consacrazione nel 1744.
Cresciuta la popolazione, nel XIX secolo la Basilica fu ingrandita e arricchita dalla cupola. Oggi custodisce numerose opere d’arte: per esempio, il pavimento policromo con lo stemma pontificale di Papa Pio XI, la statua bronzea per Papa Ratti creata nel 1927 dallo scultore Enrico Quattrini e l’antico Battistero con vasca e copertura lignea del 1756. Nel battistero è ricordato con un busto marmoreo anche il grande vescovo missionario cappuccino Celestino Cattaneo. Nello stesso fonte è stato battezzato il Servo di Dio Luigi Giussani.
Dinanzi alla Basilica si eleva l’imponente monumento a Pio XI, il Papa di Desio. L’opera fu progettata dallo scultore Alberto Dressler e raffigura il Papa benedicente. Agli angoli, quattro fontane presentano allegorie di Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. Una curiosità: in una formella sono stati raffigurati lo stesso autore del monumento, Alberto Dressler e il Podestà di Desio Giulio Gavazzi, committente dell’opera.
Tra setifici e tessiture era sorta a Desio l’Autobianchi che nel 1957 creò la linea della Bianchina, subito premiata da un largo successo di vendite. Nacquero poi Stellina, la prima auto italiana realizzata in vetroresina, e Primula, apripista nel progetto della trazione anteriore. Nel 1968 l’Autobianchi iniziò la produzione a Desio di automobili a marchio Fiat e nel 1970 con la A112 entrò in competizione con la Mini. Dall’impianto di Desio ammodernato uscì negli anni ’80 l’ultimo prodotto Autobianchi, la Y10, venduta con il marchio Lancia per buona parte dei mercati esteri. Nel 1992 la fabbrica di Desio fu chiusa.
Un’altra grande storia industriale si legge a Desio nelle vicende della dinastia Gavazzi. Nel 1869 Egidio e Pio Gavazzi aprono a Desio una tessitura con 12 telai meccanici Honegger. L’azienda diventa presto la più importante impresa italiana tra le manifatture seriche. Egidio Gavazzi, in seguito sindaco di Desio fino al 1910, fu anche promotore della società anonima Banco di Desio, ancora oggi uno dei più importanti istituti di credito privati italiani, sempre controllato dai discendenti di Egidio. Uno di questi, Luigi Gavazzi, nel 1904 sposò con rito religioso Andreina Costa Kuliscioff, figlia del rivoluzionario socialista Andrea Costa e di Anna Kuliscioff, protagonista del primo movimento femminista in Italia. Luigi Gavazzi morì nel 1917 lasciando cinque figli: Guido, Anna Maria, Ernestina, Egidia e Pietro. Guido, dopo la laurea in ingegneria, si fece monaco benedettino con il nome di Egidio, diventando Abate a Subiaco, mentre Anna Maria scelse la clausura e fondò il Carmelo di Arezzo, contribuendo a tramandare una straordinaria storia di nonni rivoluzionari e nipoti monaci. Il setificio Gavazzi non riuscì poi a reggere la concorrenza asiatica e chiuse definitivamente nel 1992.
Desio ha visto nascere e crescere altri importanti insediamenti industriali, tra i quali il Lanificio Nazionale, in seguito Tilane, che nel 1939 contava duemila operai. Agli inizi del Novecento operava inoltre un’azienda che produceva scialli in lana pettinata di proprietà di Ercole Trezzi, al quale è intitolata una via cittadina.
Verso gli anni Sessanta del Novecento a Desio arrivarono la profilati metallici Brollo, la Worthington per pompe e compressori, la Carinzia legnami e l’Abrasivi Metallici, tutte imprese che dinanzi alla rivoluzione del mercato globale hanno spento le ciminiere.